mercoledì 14 maggio 2008
lunedì 12 maggio 2008
Bavaglio al Travaglio

Per aver semplicemente ricordato, durante la trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, del 10 maggio, il passato del Presidente del Senato della Repubblica Italiana (!), Renato Schifani, un passato non propriamente ineccepibile, data la sua frequentazione di boss mafiosi del calibro di Nino Mandalà, (insieme col suo collega di partito, Enrico La Loggia) soci insieme in una società siciliana di brokeraggio, ecc...fatti documentati da Lirio Abbate e Gomez nel libro “I complici”, è stato trasversalmente accusato di diffamazione, dimostrando l’analfabetismo di chi non conosce il significato di tale parola; per l’ennesima volta la casta si è richiusa a riccio a difendere un suo appartenente, con l’unica eccezione del “giovanni battista” del parlamento, Antonio Di Pietro e del buon Giulietti, dello stesso partito.
L’informazione televisiva (e non) ha come sempre giocato il suo ruolo di serva della casta, sbattendo in faccia alla massa abboccante di cui sopra, le dichiarazioni di scandalo e di disappunto di questo o quel politico, inoculando indignazione non per il fatto che una persona del genere ricopra la seconda carica delle istituzioni (fra l’altro, Schifani è uno che dopo la condanna di Cuffaro a cinque anni per favoreggiamento ebbe a dichiarare «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano. Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante della unità della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio 2008 ), ma per il “terrorismo mediatico” di un giornalista che non fa altro che il suo dovere, cioè denunciare il vero e INFORMARE.
Il regime del piduista e plurimputato mafionano di Arcore è più forte di prima.
lunedì 21 aprile 2008
L'anomalo bicefalo e il Bagaglino
Mi ci è voluta una settimana per metabolizzare il risultato elettorale e per realizzare che, alla faccia dei tanti morti ammazzati, delle manifestazioni contro la criminalità organizzata, alla faccia degli appelli accorati dei familiari delle vittime,
E questo grazie agli allocchi che hanno votato ancora per lui, per la sua coalizione, rintronati da 15 anni di ammaliamento televisivo e giornalistico, imbarbariti dal deserto di vera informazione, assuefatti, dal mondo patinato di veline e reality, a ogni genere di nefandezze, incapaci di produrre un minimo pensiero critico, e allora vien da dire “se lo meritano Berlusconi” se non dovessimo subirlo anche noi...
Beppe Grillo dice che “Veltroni ha fatto il miracolo...è stato lui a risuscitare Berlusconi, che era ormai ridotto ad una salma...”, col suo moderatismo, con il vecchio adagio che la demonizzazione dell’avversario non paga, con i suoi toni riconciliativi..., e, dunque, abbiamo assistito ad una campagna elettorale finta, su programmi finti, uguali per l’85%, in cui il mafionano, mentendo, com’è nella sua natura, faceva ogni genere di accuse alla sinistra, ai “comunisti”, e dall’altra parte si rispondeva “pacatamente”, “con umiltà”, con i “ma anche”, quando bastava usare il vantaggio oggettivo che non serve mentire per contrastarlo, bastava dire la verità, ma le verità nessuno gliele spiattellava in faccia, in piena coerenza, d’altronde, con i due anni di governo, in cui c’era la possibilità di cancellare e resettare lo scempio dei cinque anni precedenti, e non lo si è fatto.
L’altro dato che rilevo con amarezza è quello della Sinistra Arcobaleno, che paga sicuramente l’aver fatto parte di un governo che, nelle aspettative, ha deluso, ma che paga, come ha detto padre Zanotelli, anche la scollatura che negli ultimi anni ha aperto col mondo operaio e precario e con quello pacifista e antagonista; quindi mi auguro che da questo risultato tragga un monito a ricominciare dalla base, a urlare la propria diversità, la propria visione del mondo, alternativa a quella neoliberista, che vediamo ormai in fallimento, e che scatena le paure, la paura per la propria sicurezza personale, la paura di perdere il posto di lavoro, quelle paure su cui hanno fatto leva partiti come
Intanto, ci toccano cinque anni in cui ne vedremo delle belle, ma, ahimé, ne vedremo di tragiche, le avvisaglie ci sono tutte, dal rinnovato appoggio a Bush, al macchiettistico incontro nella villa in Sardegna con l’amico Putin, in cui il mafionano si è riesibito, oscurando il Bagaglino, fatto arrivare apposta per allietare la serata, fino a fare il gesto di un
mitra puntato contro una giornalista russa che si è permessa di fare una domanda scomoda allo zar... Sapendo la fine che ha fatto la giornalista Anna Politkovskaja, che denunciava i crimini e il genocidio in atto in Cecenia, davvero un bel colpo!
Prepariamoci alla terza era dell’anomalo bicefalo!
venerdì 11 aprile 2008
No, questa destra no!

Fino a quattro giorni fa ero deciso ad astenermi dal votare per almeno due motivi: una legge elettorale truffa, che svuota di senso democratico anche l'ultima briciola di potere rimasto al cittadino, impedendogli di esprimere la propria preferenza sul candidato che ritiene più adatto a rappresentarlo, e la delusione profonda che nutro per una sinistra, che rinnegando nei fatti la sua storia, il suo patrimonio ideale, ha fatto la fortuna dei suoi ultimi 15 anni facendo leva su un'alternativa, quella berlusconiana, sicuramente più squallida e impresentabile.
E allora, la stanchezza, la disaffezione, il rifiuto di alimentare ulteriormente l'ignavia di chi ha permesso quell'alternativa lì, mi avevano portato a non prendere neanche in considerazione il votare allle prossime elezioni. Da tempo seguo le battaglie di un comico (un comico!), Beppe Grillo, che da vent'anni fa battaglie per migliorare concretamente il livello di civiltà e di progresso vero di questo nostro paese, sia sotto il profilo ambientale che politico, condite da una denuncia efficace (grazie anche alla sua vis comica) delle storture delle amministrazioni centrale e periferiche; abbiamo formato un gruppo (Grilli Aquilani) anche a L'Aquila, fatto di persone, anagraficamente trasversali, accomunati da una disaffezione profonda per questa politica, e dalla voglia, quindi, di resettarla, per ricostruirne una vera, dal basso, che parte dalle cose concrete, dal miglioramento del nostro territorio, fino ad arrivare alla denuncia generale delle ingiustizie che si consumano quotidianamente nel nostro bel paese. Condivido nella sostanza le motivazioni di Grillo, che adduce all'invito ad astenersi da queste elezioni, fra cui soprattutto quella di finirla col votare il “meno peggio”, che è un'implicita rinuncia a volere un cambiamento vero della propria vita e della propria condizione esistenziale.
Solo che quando quattro giorni fa ho sentito il Mafionano di Arcore assecondare il suo sodale Dell'Utri, amico dei mafiosi, nel tessere le lodi del boss mafioso Vittorio Mangano, stalliere della sua villa, in cui aveva organizzato addirittura una attentato
dinamitardo, “ma fatto con delicatezza” (così Berlusconi l'aveva giudicato parlandone appena dopo al telefono con l'amico Marcello), un uomo arrestato cinque volte per traffico di droga e truffa, che un vero eroe, Paolo Borsellino, morto non certamente per cause naturali, definì “testa di ponte della mafia al Nord”, ho deciso di andare a votare, per non regalare la mia astensione ad una persona così, che ne sarebbe certamente felice. Questa è l'ennesima riprova dell'impresentabilità di un siffatto soggetto, allergico alla verità e alla democrazia, a cui mezza Italia si è assuefatta, anestetizzata dalle sue televisioni fondate sul nonpensiero e sull'acriticità più pelosa, e di cui all'estero si meravigliano di come non ci sia una legge civile che ne impedisca la candidatura.
Allora, non per convinzione, ma, ancora una volta turandomi il naso, non voterò “per”, ma “contro” una destra così comicamente pericolosa.
martedì 8 aprile 2008
Sognare la realtà

Si sente...è nell’aria...si percepisce in ogni battuta, in ogni lamento biascicato, in ogni imprecazione...dai discorsi da bar a quelli in ufficio, dall’operaio che suda il suo salario (il più basso dei paesi europei) al precario operatore di call center che taglia una smorfia di sorriso al telefono (che se potesse strozzerebbe per i nervi chi sta all’altra parte),...il livello di sopportazione è ormai superato. La scollatura tra il paese reale, fatto di sudore, mafia, impossibilità di arrivare dignitosamente alla fine del mese e quello reality, dei partiti, patinato e formato minuto per minuto dalle televisioni, è abissale.
E questo si evince anche da uno degli ultimi sondaggi Eurispes: solo il 14% degli italiani ha fiducia nei partiti; se si tiene conto poi che questa percentuale comprende i vari affiliati, tesserati, mogli, cani, porci...capiamo che è davvero un’inezia. Mi si potrebbe obiettare “sì, ma sembra che voti più del 14%!...”; d’accordo!, ma è ormai un voto stanco, un voto triste, un voto rassegnato, spesso (specie nel sud, ma non solo!) un voto di scambio, intercettato dalle varie mafie, un voto imposto da una classe politica con le sue grancasse televisive, che lo fa percepire ancora come un dovere irrinunciabile di un cittadino di buona volontà; ma l’«ottimismo della volontà», di gramsciana memoria, mi fa intravedere dalla crepa evidente che si è formata, una luce, una nuova coscienza civile che rinasce dalle ceneri di un incendio doloso, appiccato dalla rabbia, dallo sfogo di chi vuole resistere e liberarsi.
Il primo passo il popolo lo sta già facendo, spegnendo la televisione, che continua a perdere sempre più ascolti, perché ne avverte la morbosa ripetitività, i suoi culi, tette, su cui fonda la pubblicità e quindi la possibilità di stare in piedi, le sue fattorie, le sue isole, i suoi grandifratelli, le penose buonedomeniche, l’insopportabile ronzio della vespa che sguazza sulla merda che propina porta a porta ogni giorno, il tappetino mentana, il gossip di pseudotg che per il novanta percento dei loro minuti lumacheggiano ossequio ai politici di turno, dal mafionano di Arcore al das veltroniano, ai vari fini, casini, i fucili fallici di bossi...
Il loro potere sul popolo sta scemando, continueranno a rinnovare le vesti, a camuffarsi sotto vari simboli, ma sono stanati, rimarranno a parlarsi addosso, denudati dai loro sudditi, che non li seguiranno più.Per ora, ancora per pochi anni, si andrà a votare per scegliere da chi essere presi in giro, comandati, e umiliati, ma sta per abbattersi su di loro un uragano di proporzioni enormi, che li coglierà impreparati e a bocca aperta.
P.S. il “pessimismo della ragione” mi fa alzare gli occhi al cielo e mi fa dire “spero di non sbagliarmi!”
giovedì 20 marzo 2008
Urliamo l'indignazione!

sabato 8 marzo 2008
Apocalisse benedetta

Si fa un gran parlare in questo periodo dei danni che questo sistema economico mondiale, neoliberista e globalizzato, sta arrecando all’equilibrio planetario, danni che, se prima erano riservati solo al “Sud del mondo”, ai paesi in via di sviluppo, spremuti nelle risorse dal “Nord”, ora riguardano anche il nostro Occidente, a rischio recessione, dove si diventa sempre più schiavi, in una logica di consumo e competizione; questa schiavitù la vediamo soprattutto nel lavoro, lavoro sempre più precario e precarizzante, insicuro anche e sempre di più sotto il profilo dell’incolumità fisica, in barba a tutte le leggi e soprattutto in barba alla Costituzione...
A questo punto (e non m’importa di suscitare un po’ di scandalo) è auspicabile una recessione di enormi proporzioni, che “resetti” tutto il sistema e i suoi valori-base. Solo allora, forse, per i superstiti, sarà possibile ricostruire o, meglio, costruire un homo novus, che vivrà con altri paradigmi, abbandonando l’idea che tutto si debba alienare nell’economia (qui, ahimé, pur nelle sue lucide analisi, sbagliò anche Marx, ritenendo “sovrastruttura” tutto ciò che è al di fuori dell’economia) nel senso che anteporrà il suo “essere uomo”, uguale in dignità a tutti gli altri uomini, al meccanismo produttivo e alla connessa corsa sfrenata a capitalizzare tutto, e, finalmente ri-fonderà i suoi rapporti sul “dono”, sulla “solidarietà” e sulla “coopoerazione”.
Capisco quanto tutto questo possa apparire un’utopia, ma, credetemi, è molto meno irrealizzabile di quanto possa sembrare.
mercoledì 13 febbraio 2008
Stop the world!
Per quanto mi sforzi non riesco a cogliere il senso della corsa sfrenata dell’uomo moderno, la voglia di raggiungere obiettivi di falso progresso, e, una volta raggiunti, fissarne di nuovi e sempre più lontani, condannandosi in fin dei conti ad un eterno inappagamento, sapendo che la vera felicità e la vera pace interiore derivano dal punto di equilibrio tra l’avere e l’essere, appagandosi della propria natura e dei propri limiti. Così si spiega l’apparentemente inspiegabile frustrazione e infelicità delle persone che ci sembrano “arrivate”, “di successo”, “ricche”,...psicologicamente sempre più in basso rispetto a obiettivi materiali che morbosamente si pongono.
Quindi, questa condizione d’infelicità appartiene a tutti gli uomini, appartenenti soprattutto al mondo occidentale, “evoluto”(?), ed è su questa perenne insoddisfazione che le multinazionali fondano la loro economia e, quindi, la loro fortuna, stimolando ulteriormente il bisogno del nuovo e superfluo, con pubblicità martellanti che hanno creato e creano soggetti bulimici e infelici, perché incapaci, nel parossistico dinamismo di questa parte di mondo, di stare dietro ai bisogni indotti, fatti diventare essenziali, laddove essenziali non sono.
Allora ecco che aumentano i suicidi, l’uso di psicofarmaci, depressioni, consumo di alcolici e droghe, o per tentare di stare al passo in questo forzato dinamismo o perché non ci si riesce...e chi non va in tilt rimane nello stato di semplici oggetti-da-consumo-e-consumatori, a cui, a scadenze più o meno limitate, si dà l’illusione di contare con finte elezioni, con cui perpetuare e corroborare il potere e il suo habitat.
Frena gente, frena!!! il precipiziooo!
martedì 29 gennaio 2008
RICORDANDO PINELLI a cura di G.L.G. per conto del blog

dal blog "Ripensare Marx"
Il 15 dicembre 1969 l’anarchico Giuseppe Pinelli cadde dalla finestra della Questura di Milano e morì circa due ore dopo. Ricordandolo, anche a nome e per conto dell’intero blog, non è mia intenzione rinfocolare le polemiche e i sospetti – giustificate le une e gli altri – di quegli anni ormai lontani. Richiamo alla memoria solo pochi fatti, non soggetti ad ipotesi ed illazioni, che credo ormai incisi nella memoria di coloro che non sopportano lo spirito di prevaricazione e l’ipocrisia dei dominanti. Pinelli fu arrestato immediatamente dopo la strage di Piazza Fontana (venerdì 12 dicembre), in seguito alla montatura costruita attorno a quell’episodio contro Valpreda e altri anarchici.
A quell’epoca, il fermo di polizia era di 48 ore, dopo di che si doveva o essere liberati o essere in prigione. Pinelli era ancora in Questura oltre il limite legalmente consentito. La prima versione ufficiale fu: suicidio. Si riferì anche una sua frase che poteva far pensare alla scelta di togliersi la vita perché ormai scoperto. Poiché dopo un bel po’ di tempo (e di galera) – e solo perché a quell’epoca funzionava piuttosto bene la controinformazione – Valpreda e gli anarchici vennero totalmente sollevati da ogni sospetto per il suddetto attentato, la versione ufficiale di suicidio (con presunta frase rivelatrice di colpevolezza) risultò essere puramente infamante nei confronti dell’innocente Pinelli. Vi fu un’inchiesta, poi un processo che terminò (nel 1975) con la nuova versione del “malore attivo”. A causa dello stress – dovuto comunque alla lunghezza e pesantezza dell’interrogatorio – l’anarchico si sarebbe sentito male e, invece di accasciarsi al suolo, avrebbe spiccato un “involontario balzo” fuori dalla finestra (???).
Comunque, come ho sopra detto, intendo qui soltanto ricordare Pinelli, perché in questi ultimi anni altri personaggi, implicati in quella vicenda, sono stati diffusamente nominati, incensati, elevati ad eroi e perfino a martiri; del povero Pinelli non ho sentito una parola (spero solo che mi sia sfuggita, e che invece ne siano state pronunciate molte). Non lo tratto da eroe né da martire poiché, come diceva Brecht, “povero quel popolo che ha bisogno di eroi”. E poi avverto nausea appena odo le ridondanti commemorazioni di questo o di quello, sia da destra che da sinistra, debordanti melassa ipocrita e un gigantesco cattivo gusto, unito a fiumi di stupidità. Desidero semplicemente esprimere riconoscenza verso un uomo semplice e comune, simile agli altri, che tuttavia non aveva simpatia per i potenti, che protestava di fronte alle ingiustizie e all’oppressione. Per questo, senza tanta retorica, lo voglio ricordare e indicare comunque quale paradigma della migliore umanità, quella che non accetta prepotenze e sopraffazioni: né su di sé né sui propri simili.
Con involontaria vena profetica, Pinelli predispose che, alla sua morte, venissero incisi sulla sua lapide i versi di una stupenda poesia tratta da Spoon River di Edgar Lee Masters, che parla dell’uccisione degli anarchici [l’11 dicembre 1887 quattro dei cinque condannati a morte (il quinto si suicidò in cella il giorno precedente l’esecuzione) furono impiccati e morirono soffocando lentamente] ingiustamente accusati dell’eccidio di Haymarket Square (a Chicago) il 4 maggio 1886 [il primo maggio (divenuto poi la Festa dei Lavoratori, in ricordo di quel giorno) fu iniziato uno sciopero per chiedere la giornata lavorativa di “sole” otto ore. Il 3 maggio, di fronte alla fabbrica di mietitrici McCormick, la polizia sparò sugli scioperanti uccidendone due e ferendone molti. Fu quindi indetta una manifestazione ad Haymarket Square il giorno dopo. Tutto sembrava più che tranquillo, quando la polizia intimò di sgombrare e iniziò a marciare a ranghi serrati per attuare l’ordine. Partì un ordigno, il cui lancio non fu possibile ascrivere a nessuno in particolare, che uccise 11 persone più un poliziotto; altri sette, rimasti feriti, morirono nei giorni successivi. Da qui l’indegno e puramente persecutorio processo agli organizzatori della manifestazione, le varie condanne a morte (più pene detentive) pronunciate, ecc.].
E’ una poesia che va dedicata a tutti gli uomini come quelli di Chicago, come Pinelli, come chiunque si senta rivoltare lo stomaco di fronte ad una società simile alla nostra, in cui – cito solo un esempio, non rilevante, ma è il più recente che mi abbia fatto toccare con mano quanta meschinità e bassezza d’animo esista in questa società – ancora centinaia di misere persone imbecilli vanno ad applaudire i vip, che entrano alla “prima” della Scala con agghiaccianti sorrisi stampati sui volti, simili a “maschere di cera” testimoni indifferenti di grandi e piccoli misfatti. Gli sciocchi, fuori al freddo da ore, applaudono i loro oppressori, quelli che li stanno facendo regredire sia economicamente che come cervello.
A Pinelli e a tutti quelli che combattono i potenti, gli oppressori, i “grandi personaggi” (politici, militari, della stampa e dello spettacolo, finanzieri, ecc.), sono dedicati questi versi, la cui lettura non può non commuovere chi resta al di qua della linea di demarcazione tra senso di umanità e il più sconfinato e arido deserto dei sentimenti.
Epitaffio di Carl Hamblin
La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:
“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati
ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete d’oro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
‘Non guarda in faccia a nessuno’.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”.
Un grazie a Pinelli e a tutti quelli come lui, morti (non per loro scelta) con la speranza di cambiare questo “porco mondo”. Noi ce ne ricorderemo e trasmetteremo la loro memoria per quanto è nelle nostre possibilità.
mercoledì 16 gennaio 2008
venerdì 4 gennaio 2008
Ha ancora senso?

Diceva Fabrizio De André in un’intervista: “L’anarchia è il modo più puro di essere di sinistra”, io aggiungo “soprattutto oggi” che le categorie “destra” e “sinistra” non hanno più senso dal momento che vanno sempre più assomigliandosi, con la conseguenza che l’alternanza non modifica lo status quo ante, e riduce a concentrare la massima rivendicazione identitaria alla vigilia delle elezioni, quando si recita il rimpallo delle accuse e ciascuna parte esalta gli errori e le deficienze della parte avversaria rielaborando ad arte, più o meno consapevolmente, la vergogna dei propri limiti. Questa recita, coadiuvata nei fondamenti dalle grancasse televisive e dei media in generale, serve per riesacerbare gli animi, nel frattempo abilmente anestetizzati, per riarroccarsi sulle preconcette posizioni e per tornare a votare, più o meno in apnea, perpetuando così la struttura del potere.
A una persona attenta di sinistra, che ha (o almeno dovrebbe avere) a cuore determinati valori come la giustizia sociale, la solidarietà, l’attenzione per l’ambiente, non può sfuggire il paradosso nascosto in tutto ciò... i rappresentanti, i politici di questa sinistra, pur operando continuamente in contraddizione con i propri storici valori fondanti, continuano a essere votati, come se ciò fosse la cosa più normale, legittimando così il loro modus operandi. Qua entrano in gioco sicuramente tantissimi aspetti, anche e soprattutto sociologici, come il senso di appartenenza comunitario molto forte dell’elettore di sinistra, che stemperato ormai l’attaccamento ai valori fondanti della dottrina storica (il marxismo), dovuto all’accettazione graduale del modernismo nelle sue coordinate capitalistiche, ha sedimentato nei decenni una fiducia incrollabile nel Partito, ha alienato la sua freschezza ideale, tanto virtuosa nella prima metà del secolo scorso, nel grigiore di una struttura piramidale, ingoiando cammelli come lo stalinismo, la violenza del regime cinese e, in buona sostanza, la contraddizione che dicevo prima.
Questa alienazione è stata introiettata e si spiega dunque il paradosso.
E allora lo scandalo per una guerra, la mafia, l’odio verso lo straniero col pretesto della sicurezza, la forbice tra ricchi e poveri sempre più ampia, l’inquinamento crescente, viene subito metabolizzato dalla maggior parte. Tuttavia è in aumento l’anti-malapolitica, di cui l’espressione più forte è il movimento (al quale sono fiero di appartenere) nato grazie a Beppe Grillo, che se ne è fatto detonatore
e catalizzatore, sono ragazzi e non, decisi a riprendersi il futuro dalle mani di cariatidi che lo progettano sapendo che non lo vedranno mai, e hanno ripreso il vessillo di battaglie oggi più che mai necessarie, contro la speculazione edilizia, l’inquinamento, per la pace, per il risparmio energetico, per una giustizia certa, contro un’informazione trasversalmente asservita al potere, per le libertà civili fondamentali (fecondazione assistita, contro l’equiparazione droghe leggere -droghe pesanti, eutanasia,...),... e, soprattutto, per la rimozione di tutti gli ostacoli alla conoscenza, che è la vera chiave della libertà personale...
Per quanto mi riguarda, questo oggi significa essere di sinistra.
mercoledì 19 dicembre 2007
"Dalai Lama? Chi è costui?"

Sono talmente assurde le cose che stanno accadendo in questo periodo che mi capita che le parole e i commenti non riescono a contenere l’indignazione.
Fra le tante, quella che più mi ha sconfortato e indignato è il rifiuto del Governo (?) e della chiesa di incontrare ufficialmente il Dalai Lama, capo spirituale nonché temporale dei tibetani, un popolo torturato da decenni dalla Cina che vorrebbe distruggerlo, un popolo che con fierezza ha pagato e sta pagando anche col sangue la sua resistenza, come quella dei cugini monaci birmani contro una sanguinaria dittatura. E’ stato un rifiuto di cui mi sono vergognato e sentito piccolo come italiano, soprattutto davanti al sorriso di quest’uomo, che parlando di sé dice “la mia parte buddista appaga la mia parte marxista”, che viaggia parlando della sua storia, cercando di insegnare che la vera gioia è nella pace, nel rifiuto del potere a tutti i costi, nel rispetto di tutte le opinioni e di tutti i culti, nell’accoglienza, nell’incontro con l’altro da sé, valore aggiunto proprio per la sua diversità.
Quest’uomo ha avuto l’ennesimo smacco. Il Governo ha giustificato il rifiuto per "ragioni di Stato", i rapporti sempre in aumento che l’Italia ha ormai con
Ma lo vediamo, siamo scivolati in un nuovo e più becero oscurantismo, dove il potere temporale e quello spirituale sono confusi in unico pensiero dominante, che in barba alle stesse leggi permette che il Palazzo sia, ormai interamente, soggetto alla Chiesa, dove non si può più emanare nulla se prima non passa attraverso il filtro razzista, bigotto e omofobico (un’omofobia che mi piace considerare più in chiave pscicanalitica, cioè come il comportamento di chi per non essere considerato omosessuale, si scaglia contro tutto ciò che riguarda l’omosessualità), impedendo di approvare norme di civiltà come quella sui (ex)pacs, la fecondazione assistita, nel gongolio diabolico di Papa Razzi (come lo chiamerebbe Luttazzi), impegnato a ribadire il valore della castità (tutto storico, sicuramente non religioso) di un uomo di chiesa e il ritorno alla messa in latino, sputando e calpestando l’insegnamento di quel Gesù Cristo, a cui oggi è sicuramente più assimilabile il “rifiutato” Dalai Lama e tutti quei preti “di strada”, come Don Ciotti, Don Gallo, padre Zanotelli, che mettono davvero in pratica il suo Vangelo, criticando la chiusura e, in genere, la deriva integralista della Chiesa, simmetrica a quella islamica, paventandone un pericolo per il mondo intero.
Personalmente mi inchino alla grandezza di questi uomini e di tutti quelli che con coraggio dedicano se stessi alla causa degli ultimi, promuovendo veri valori, quelli, cioè, che non confliggono con la vera vita dell’uomo e con la sua libertà, anzi, la esaltano, senza scadere nella falsa solidarietà e nella pelosa e buonista verbosità di sepolcri imbiancati.
domenica 9 dicembre 2007
E’ ORA DI FINIRLA!

Quello che è successo all'acciaieria ThyssenKrupp, nella moderna e civile Torino, va ad alimentare una strage silenziosa, di una media di 4 morti al giorno, lavoratori, giovani per lo più, che lasciano moglie e figli, perché? Per lavorare.
Il lavoro, che da millenni costituisce il fulcro della vita di un uomo, l’ambito in cui si acquista maggiore dignità, il mezzo con cui vivere e crescere la propria prole, ogni anno che passa fa sempre più rima con schiavitù e con morte, l’altro momento dell’esistenza umana che dovrebbe essere quanto di più distante concettualmente dal lavoro.
Oggi, mentre scrivo, spinto dal sopirsi di indignazioni generali, vomitate in un microfono, solo per tornare con il vestito pulito all’indifferenza e quindi alla connivenza di tutti i giorni, sono incazzato, davvero incazzato. E’ snervante questo silenzio delle istituzioni, questa “normalizzazione” che, attraverso i media, specie la televisione, confonde tutto in un calderone di cronache, dichiarazioni trasversali mielose quanto sfacciatamente false, e dopo qualche giorno ci riporta tutti nell’indifferenza, nel riperpetuare le stesse condizioni che provocano quelle morti, mentre il buon Montezemolo si indigna per l’assenteismo nei luoghi pubblici. Perché non fa un’indagine su quante industrie, fabbriche rispettano la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro?
Ma qui la legge non si fa rispettare. Chi non rispetta le norme non rischia nulla...
Rispettare le norme costa, costa troppo, le aziende non possono permettersi di diminuire il profitto, il profitto va massimizzato, “Ma così un operaio rischia troppo!”, “Chi se ne frega!” e la mattanza continua, l’imprenditore si prende una tiratina d’orecchie, non rischia nulla, neanche mezza giornata di carcere, l’azienda non chiude, anzi “Adesso, finite le lacrime, a lavoro!”, il progetto parla di un trasferimento in Germania, “Ma prima spremiamo ancora questi schiavi italiani, che qui lo possiamo fare, fino all’ultima goccia di sudore, anche di sangue perché no?!”... e adesso...
PUBBLICITA’!
domenica 2 dicembre 2007
Non è tutto perduto

Davvero una bella serata...
Giovedì 29 novembre, sono rimasti incollati più di 12 milioni di persone davanti a Roberto Benigni che, dopo tanta monnezza che ci sbatte in faccia “Raiset” quotidianamente, ha riportato la cultura in prima serata, una cultura non solo in senso stretto per la lettura di Dante, ma per come è riuscito attraverso Dante a parlare dell’amore, in tutte le sue forme, amore tra un uomo e una donna, amore omosessuale, amore per l’Italia, amore per la bellezza, amore per la democrazia, nel suo significato più alto... L’ha fatto con una abilità eccelsa, sferzante e divertente quando si è baloccato con la commedia dei politici nostrani, ponendo l’accento sullo psiconano e il ridicolo e volgare squadrismo borgataro dei vari Storace & C..., sul viscido Mastella, il lumacoso Bondi, il mefistofelico
(“...amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona...”)....
Beh...possiamo ben dire che tutta quella gente incollata alla tv ci fa sperare che il bisogno di una televisione più alta è diffuso e che, malgrado tutto, c’è ancora la possibilità di farla!
giovedì 22 novembre 2007
"Più in alto si arrampica la scimmia, più mostra il sedere".

Il colpo di teatro di domenica ha mostrato ancora una volta quanto il nano sia sempre più da circo e quanto sia bravo come illusionista, con la fisiologia aperta ad abbracciare la sua plebe tonta e addomesticata, che ha perso ormai da anni il senso della realtà, che non sa cosa vuol dire “politica”, avendone un’immagine edulcorata che sovrappone ai salotti della De Filippi, alle pubblicità sempre più incalzanti e soporifere, agli allucinogeni nei di Vespa, al deserto dell’imbecillità delle Isole dei famosi e di tutti i reality... C’è riuscita la scimmia, dopo anni di imbarbarimento dei costumi, di culi e di tette sbattuti in faccia, a drogare il popolo... non solo il suo, ahimé, perché anche la sinistra ormai ne è diventata vittima, si è appiattita sulle sue fandonie e il massimo dell’alternativa è rispondere che non è vero quello che dice lo sciacallo, invece di sbattergli in faccia una diversità dignitosa, una solidità etica, idee vere, di parlare con altre parole...
Il verme ha cambiato il marchio come fa un’azienda che sta per fallire e ha potuto farlo in questo paese ormai alla deriva... e nessuno dei vari opinionisti del c...o, degli pseudogiornalisti sia quelli che hanno il coraggio di tesserne le lodi sia quelli che fingono di confutarlo, ne hanno denunciato la follia, fare un nuovo partito senza un’assemblea, un congresso, una convergenza di una maggioranza su un programma, tutto senza che neanche i suoi lo sapessero!...dimostrando ancora il carattere padronale del suo partito, «comunque lo voglia chiamare, è suo di lui, proprietà privata, una organizzazione telecratica con obiettivi di controllo e di lucro», come ha scritto Beppe Grillo...
E la sinistra? Dov’è? E la legge sul conflitto di interessi?
Ieri, le rivelazioni di Repubblica sulla sotterranea rete di rapporti che Mediaset ha avuto, soprattutto nella passata legislatura, con
domenica 18 novembre 2007
Non dimentichiamo Aldo Bianzino

Tutto parte dalla tranquilla Pietralunga, vicino Città di Castello, in provincia di Perugia, una località immersa nel verde dei boschi e delle colline che cominciano a ingiallire, accarezzate da un vento frizzante, che ti fa amare il fatto di essere comunque vivo, che ti rimette in pace col mondo... E’ proprio qui, nel cuore d’Italia, nella profonda Umbria, che Aldo Branzino è venuto - come tanti negli anni ’80 – a cercare quella quiete, quel silenzio, per staccarsi dall’assordante routine della vita occidentale, affascinato e influenzato certamente da un amore per l’India, e per il modo orientale di cercare se stessi nel silenzio della natura, nella meditazione..., un amante della vita nel suo essere profondo, un vero pacifista, un uomo colto, amante della cucina genuina, agricoltore, falegname, che per puro piacere fumava qualche spinello...
Tutto scorre lento e tranquillo, quando, venerdì 12 ottobre, questa pace di libertà e di lavoro viene spezzata da alcuni agenti in borghese, che con un mandato della procura di Perugia, raggiungono “Le Caselle”, la casa dove Aldo viveva con la sua compagna Roberta, il piccolo Rudra e la madre di Roberta ultranovantenne; sono andati per arrestare Aldo e Roberta con l’accusa di spaccio di stupefacenti... Trovano una trentina di piantine di canapa indiana che spuntavano da dietro un cespuglio nei campi e l’«ingente» somma di trenta euro (dura vita quella degli “spacciatori”!) ...
Roberta verrà rilasciata, Aldo rimarrà nel carcere di Capanne e lì troverà la morte, pestato a sangue dalle guardie carcerarie, perché probabilmente agitato dal fatto di essere lì ingiustamente...
Da quando ho saputo di questa ennesima vittima del barbaro e ignorante proibizionismo, del modo in cui è morto un uomo così mite (chiunque lo conosceva non fa che rimarcarne la sua mitezza, la sua bontà, la sua colta riservatezza...), mi indigno e mi commuovo e mi incazzo.
Non voglio entrare nel merito sul se classificare droga una cosa oppure no o sul cosa può essere definito “leggero” o “pesante” (mi riservo di dire la mia in futuro su questo), ma una cosa è certa: non si può essere privati della libertà in questo modo e non si può morire così, vittime di chi dovrebbe tutelare la sicurezza e invece sempre più spesso la toglie insieme con la vita.
P.S. Come dice Beppe Grillo, chi si fa qualche spinello viene arrestato... I nostri dipendenti del Parlamento di cui una buona parte fa uso costante di stupefacenti e si macchia di reati ben più gravi, sta lì e decide il nostro futuro, impunemente.
venerdì 16 novembre 2007
In aria...anzi... scusate...ad altezza d’uomo!

Domenica l’Italia ha dato un’altra prova di essere alla deriva in tutti i sensi.
Dopo il tragico fatto avvenuto all’autogrill di Arezzo, la versione ufficiale subito diffusa parla di un tragico errore, c’era una rissa e il poliziotto ha sparato in aria per sedare (?!) gli animi...
Ci sono volute ore per dire finalmente quello che era successo e che non poteva essere altrimenti, e cioè che il poliziotto ha sparato ad altezza d’uomo!
Qui non c’entra nulla il calcio, la critica va mossa contro la struttura delle forze dell’«ordine», che dovrebbero essere nostri tutori e, invece, sono sempre più un pericolo per la sicurezza tanto decantata dai loro sostenitori, da questo conservatorismo fascista, gongolante nel clima attuale di caccia alle streghe, di “tolleranza zero”, da loro stessi prodotto, che sguazza bene nei venti di guerra, che non inorridisce davanti alle candide giustificazioni dell’«incidente» di uno come Lozano, famoso autovelox USA che ha punito quei due pirati della strada di Calipari e
Questi «errori» non fanno altro che dimostrare quanto poco è importante la vita di un cittadino per chi per scelta di vita ha scelto di imbracciare un’arma e una divisa, che scala di valori a livello inconscio è stata introiettata dai nostri “tutori”, che rimangono sempre impuniti e lo Stato il massimo della pena che riesce a dare è un rimbrotto come per piccoli che sbagliano...
Nel frattempo la maggior parte dei sedicenti tutori che ha “lavorato” a Genova ha fatto carriera, i dirigenti quasi tutti promossi...e, temo, come è successo per la tragica morte di Carlo Giuliani, non si arriverà fino in fondo neppure questa volta a punire i colpevoli per l'omicidio del "terrorista" Gabriele Sandri, ma si ostacolerà chiunque voglia arrivare fino in fondo, accusandolo di “favoreggiamento al terrorismo”!
martedì 6 novembre 2007
Addio, pioniere del "fatto"!

E’ morto Enzo Biagi.
Una di quelle notizie che non può non sconvolgere chi, come me, lo ha sempre seguito con rispetto, tanto più nel suo esilio dai media, ormai appiattiti sul “non pensiero” unico e sulla “non informazione” trasversale.
Ne ho apprezzato sempre il suo amore per la libertà di raccontare i fatti così come stanno, nella loro nudità, senza autocensure di opportunismo, un amore per la libertà autentico, comune solo a chi davvero ha vissuto epoche in cui questa non c’era per istituzione, e quindi ne sapeva cogliere la subdola mancanza anche nella nostra epoca; un amore che ha pagato soprattutto nella sua dignità, per mano di un sedicente liberale, che “liberamente” aveva e ha in mano, direttamente e indirettamente, il monopolio delle televisioni e gran parte della stampa.
Giornalisti e uomini come lui e Montanelli ci mancano e Dio solo sa quanto ci mancheranno!
lunedì 5 novembre 2007
Quando la paura fa le leggi...

Devo ammettere che, sicuramente anche per l’enfatico clamore mediatico, la morte orrenda di Giovanna Reggiani mi ha turbato e mi ha indotto a fare delle riflessioni sul caso specifico e sulle risposte date dal governo.
Non riesco a vedere di buon occhio un decreto approvato sull’onda dello sconcerto emotivo destato dal brutale omicidio, uno sconcerto corroborato da un clima di paura, continuamente fomentato ad arte, per far leva sulla percezione di insicurezza dei cittadini e creare consenso attorno a una deriva di repressione smodata, fatta senza analisi razionale.
Una reazione così smodata che non fa altro che alimentare la paura, farla interiorizzare, come se un nemico stesse per invaderci... Basta vedere i gesti sconsiderati di fanatiche squadracce fasciste a Monterotondo (hanno fatto esplodere l’ingresso di un negozio di alimentari rumeni, neanche rom!), scritte che compaiono quotidianamente sui muri, che vomitano ignoranza repressa (che gli autori non vedevano l’ora di averne una scusa!)...e la destra istituzionale, cui non sta bene neanche questo decreto, vorrebbe l’espulsione anche dei rumeni e rom più poveri.
Un bel clima questo della nostra rozza italietta, dove si dimenticano gli atti di violenza quotidiani fatti da italiani, attribuiti da subito erroneamente a immigrati (non sto qui a ricordarli...)...
Il problema c’è, non si può negare, soprattutto da quando sono diventati comunitari paesi come
Risolviamo i problemi alla fonte...sta sempre lì il problema e la soluzione...prosciugare il mare dove nuota l’immigrazione criminale e dare accoglienza a chi vuole lavorare, rispetta il nostro Paese, e lo giudica ideale per costruirsi un futuro.
venerdì 2 novembre 2007
Errore giudiziario?

Questa notizia ha riaperto in me una ferita... avevo avuto modo di incontrare Giuliana Sgrena, era ancora ferita, ho avuto modo di incrociare quegli occhi limpidi e sinceri, farmi ripetere il suo rammarico per quello che era successo a Calipari, e per come già da subito il soldato, con l’appoggio delle autorità e dei media statunitensi, si era difeso (“l’auto degli italiani andava troppo forte e non si è fermata a uno stop”)...
Ora il dolore è più forte e la delusione più amara, perché la motivazione della sentenza allude a una fantomatica “giurisdizione esclusiva” degli USA sui suoi soldati, e nella fattispecie Lozano ha solo seguito le “regole di ingaggio” sul territorio iracheno...
“Nicola è stato ucciso una seconda volta”, è così, e per l’ennesima volta cade la dignità e l’orgoglio del nostro paese, che ha dimostrato ulteriormente la sua subordinazione rispetto agli Usa, un rapporto servile, in cui la verità muore sempre, vittima della “democrazia esportata”, dove non importa se muoiono persone di alto profilo etico come Nicola Calipari, che ha davvero servito lo Stato correttamente e con coraggio, come, a ben guardare, negli ultimi cinquant’anni i suoi colleghi non hanno sempre fatto!
P.S. Ricordo l’avvicendamento che c’è stato alla Corte d’Assise di Roma... Doveva essere presieduta dal giudice Mario Almerighi, che è stato mandato a Civitavecchia, per l’occasione sostituito da Angelo Gargani, fratello del responsabile della giustizia di Forza Italia...
















