sabato 6 settembre 2008

Bavaglio

Gli interventi del 3 settembre al Teatro della Vittoria, in occasione della presentazione di Bavaglio, l'ultimo istant book sulle leggi vergogna dei primi mesi di governo di questa Banda Bassotti, che ormai non si nasconde neanche più, tanto ha plasmato a sua immagine e somiglianza i suoi (quelli che dovrebbero essere) oppositori e gendarmi politici...
Vien voglia di menare le mani sul primo politico in odore di corruzione o, peggio, di mafia...che capiti a tiro...
Reagiamo! non chiudiamoci nello sfogo da bar su questo o quel fattaccio, su quel politico o su quell'altro. Usciamo! non abbiamo paura di fare gli estremisti! non lo siamo! siamo partigiani che cercano di informare e che non hanno paura dell'insulto, lo scherno e lo sputo!
Ancora con Gramsci..."pessimismo della ragione e ottimismo della volontà"!
Avanti!
Di seguito gli interventi.

Intro di Pino Corrias e primo intervento di Paolo Flores d'Arcais






Marco Lillo







Peter Gomez






Marco Travaglio






Finale di Sabina Guzzanti




domenica 17 agosto 2008

Speak out!


Il 10 agosto Sabina Guzzanti ha lanciato questa iniziativa... Forse la testimonianza è l'unica arma per resistere alla barbarie governativa, quindi mi trova d'accordo.

speak out

sto scrivendo lo spettacolo in un posto in cui c'è meno segnale di quanto temessi. la pennetta per internet non ce la fa. ho trovato un bar con la connessione e finalmente vi posso scrivere.

ho letto molte dichiarazioni d'entusiasmo all'idea di fare qualcosa e allora comincerei a dirvi di che si tratta, così come si può fare su un blog che viene visto da chiunque.
l'esperienza di piazza navona è stata molto importante. prima mi arrovellavo su come e cosa si potesse fare per opporsi a questa merda e non lasciarsi morire. dopo l'8 luglio mi è parso chiaro che non c'è bisogno di chissà quali strategie. che le parole hanno un potere enorme e più che sufficiente. quindi ho pensato: cosa succederebbe se avviassimo una campagna di outing civile?

quando incontro il pubblico negli spettacoli o leggo i vostri post spesso sento dire: sei la nostra voce, parli per tutti noi che non abiamo voce, ecc. però la voce ce l'abbiamo tutti e se io parlo è solo perché ho deciso di parlare.
cosa succederebbe se ciascuno là dove si trova dicesse semplicemente pane al pane? se in ogni occasione, quando c'è una telecamera di qualsiasi tv, a qualsiasi radio, scrivendo ai giornali sui muri, parlando al bar, in ufficio, in cantiere, ovunque siate dicessimo tutti semplicemente la verità?

l'idea è questa: voi fate queste azioni semplici e vi filmate, se ci sono situazioni complicate posso anche venire a filmarvi io quando sono in tour. questi filmati poi li diffondiamo sul blog, alcuni a rotazione li mostro nello spettacolo e incoraggiamo tutte le persone che vengono a fare lo stesso. se qualcuno a causa delle sue parole subisce rappresaglie lo difendiamo. questa sarà una occasione perfetta per ripristinare le libertà sul campo. se può succedere che un laureato venga minacciato dalla mafia in combutta coi baronati universitari perché insiste a voler partecipare a un concorso in cui i posti sono già assegnati, questo può succedere solo perché lo studente è solo. perché nessuno si mette al suo fianco. è questo che manca a questo paese inselvatichito dove non c'è più senso della partecipazione e della comunità. c'è solo invidia furibonda e superstizione come nelle tribù africane.

capiterà qualche mitomane in mezzo al gruppo e allora ci regolemo come coi trolls.

spero che capiate quanto questa campagna potrebbe essere efficace e che aderiate numerosi. certo bisogna metterci la faccia. ma non si cambiano le cose senza esporsi. ho già ricevuto molte adesioni di giovani entusiasti, cominciamo da qui. scrivete per favore se ci state e soprattutto da dopo ferragosto direi verso il 20, cominciate a mandare roba foto video racconti ma soprattutto filmati, azioni concrete lettere ai giornali. va bene anche parlare al bar ma lo dovete filmare. da oggi al 20 avete 10 giorni per pensare a cosa dire ma vedrete che una volta deciso verrà da sè.

vi ricordate che in un bar dove uno si lamentava di tremonti il proprietario lo ha fatto tacere sostenedo che stava facendo propaganda senza contraddittorio?
non c'è altro modo di difendere la libertà che prtendersela tutta, fino in fondo. non c'è bisogno o non sempre c'è bisogno di scendere in piazza e di fare sit inn. concentriamoci su questo: non ci autocensuriamo per paura. questo è l'unico mezzo che hanno per portare questo paese a uno stato di dittatura definitiva. ognuno decida in che modo farlo. certo cercate di proteggervi da ripercussioni legali laddove potrebbero esserci ma se ve la sentite fottetevene. se la cosa prende piede convinceremo sicuramente dei bravi avvocati a difendere i cittadini che hanno semplicemente usato la loro libertà di parola e esercitato il loro diritto di critica. c'è modo di protestare più civile e non volento di questo? c'è modo di protestare più efficace?

tutte le cose che avete elencato commentando l'articolo precedente, che avete individuato come cose che non si possono dire, ditele ovunque. si può lo dice la costituzione e la carta dei diritti umani e qualsiasi carta in circolazione.

poi certo faremo magliette spillette e cappellini, faremo incontri, daremo premi ai più valorosi efaremo proselitismo meglio dei testimoni di geova.

intanto vi è arrivata questa?

[berlusconi dice: la crisi si fa sentire, è il momento di stringere i denti. Mara tu no]

ansiosa di leggere cosa ne pensate, saluti a tutti e buon s lorenzo

Metto di seguito l'intervento di Moni Ovadia, a Piazza Navona, l'8 luglio.
Ascoltatelo!
ASCOLTATELO!

venerdì 18 luglio 2008

Auguri don Andrea!


Non ci siamo mai conosciuti “dal vivo”, ma se dovessi dare il primo nome che mi viene in mente alla condotta di un vero cristiano, di uno che conduce la propria vita con il vangelo in mano e nel cuore, beh…quello sarebbe Don Andrea Gallo, ed evocherebbe subito l’immagine di quell’uomo in abito da prete, col fazzoletto rosso al collo e il sigaro nella destra, ed una voce stentorea pure in un genovese strascicato, che urla in faccia al perbenismo benpensante la sua ignoranza e la sua vigliaccheria, ma con lo sguardo dolce del perdono sempre e comunque, pronto ad accogliere nella sua comunità di San Benedetto al Porto a Genova, tutti, ma proprio tutti, dai tossici,alle prostitute, agli zingari, agli immigrati, a tutti quei personaggi che popolano la poetica di un altro suo grande amico, morto dieci anni fa, e della cui voce non riesco a fare a meno, Fabrizio De André.

Un prete contro, “angelicamente anarchico” (come si è autodefinito in un libro), il “prete degli ultimi”, quelli che la società rifiuta, che ama chiamare con una sottile forma di autocompiacimento “diversi”, e che lui sente vicini a sé pure se peccatori…

E’ bello quello che ha detto ieri ai suoi festeggiamenti (anticipati di venti ore al comune).

Lo riporto testualmente: «HO fatto tante cazzate, ma sono sempre stato dalla parte dei diritti. La cosa peggiore è l´indifferenza, per questo dico a tutti: su la testa!». Andrea Gallo prete, felicemente ottantenne («vabbé ragazzi, manca ancora una ventina di ore, però tagliamoci 'sta torta»), prima ancora marinaio e prima ancora partigiano «e il mio comandante era mio fratello Dino, eccolo lì seduto, lui era grande, sette anni di più: e il motto della nostra brigata era "osare la speranza", ed è valido ancora oggi. Vedere a 80 anni che la democrazia è subordinata alla sicurezza: no, no, non ci siamo. Sono tempi brutti, ma abbiamo una bussola, ossia la Costituzione, i primi dodici articoli io li recito dopo le altre preghiere, l´ho detto anche al cardinale Tettamanzi. Poi ci sono Gesù e il Vangelo, altre bussole importanti che però, come il chicco di grano, devono rimanere nascoste nel profondo». Prete scomodo, prete degli ultimi. «Comunista? Eh, la Madonna! Socialista? Ultimo dei no global? Mi sono state attribuite tante etichette - ha detto - ma io non ho scelto un´ideologia, a 20 anni ho scelto Gesù: ci siamo scambiati i biglietti da visita e sul suo c´era scritto 'sono venuto per servire e non per essere servito´».

Auguri don Andrea e grazie!, quello che fanno e dicono persone come te rendono la vita di un eterno agnostico, dubbioso e pessimista come me, meno dura e fanno essere più speranzosi…gramscianamentecristianamente!


lunedì 30 giugno 2008

Da Sua Emittenza a Sua Impunità


Ho sempre pensato che il mafionano di Arcore fosse un pericolo reale per quel po’ di democrazia che può sopravvivere in uno stato occidentale, l’ho sempre considerato potenzialmente capace di tutto, limitato solo dal sistema di contropoteri e dalle (sempre state poche) sentinelle della società civile, e sono stato beffeggiato a volte per questa mia convinzione con argomenti del tipo “demonizzandolo si fa il suo gioco,…ecc ecc…”, considerando la mia e quella di pochi altri un’ossessione, una semplice antipatia, o (la più bella di tutte) “l’invidia” verso uno che ha saputo farsi da solo, sentendomi amareggiato dalla stoltezza e dall’ignoranza di chi non sa o, peggio, finge di non sapere la storia intricata di massoneria, mafia e faccenderia politica del soggetto in questione. Certamente ora posso dire che, pure pronto a tutto, non immaginavo che arrivasse, nel torpore generale, corroborato dal caldo torrido e dal calcio estivo, a realizzare l’agognato obiettivo: la sua impunità per legge dello Stato.

Ci ha abituato dal ‘94 ai suoi colpi di coda, rosicchiando gradualmente le istituzioni, facendo digerire al popolo beota le sue mascalzonate, non facendole apparire tali, aiutato dalla connivenza televisiva (su cui Sua Emittenza ha sempre potuto contare, anche sotto i governi di centrosinistra) e dalla morfinica sedicente “sinistra”, iniziando da subito a realizzare il progetto piduista di distruggere la magistratura, delegittimandola, capillarmente, gridando al complotto, alla persecuzione, parlando di “toghe rosse”, ricordando Mani Pulite come un periodo di “guerra civile” (tralasciando il fatto che sull’onda di quel repulisti, per apparire integro, chiese al “becero e ignorante” Di Pietro di fargli da ministro), e giù con la Cirami, La legge sulle rogatorie, la ex Cirielli…giù giù fino al lodo Schifani…

Ma con l’ultima legge (firmata da quella faccia di culo di Alfano) che blocca i processi per reati commessi prima del 2002, puniti con meno di 10 anni, per bloccare i suoi, specie il processo Mills sulla corruzione dell’omonimo avvocato affinché dichiarasse il falso, ha superato lo scenario paventato da noi poveri ossessionati, “antiberlusconiani di professione”…Pensateci bene…un governo eletto soprattutto per il cavallo di battaglia della campagna elettorale, la “sicurezza” (ovviamente non si specificava fino in fondo di chi…), che blocca i processi per furti, rapine, sequestri, quegli stessi reati che colpiscono i cittadini nella loro vita di tutti i giorni…

Allora approfitto per ricordare e invitare tutti coloro che inciampano in questo modesto blog a partecipare l’8 luglio, in piazza Navona a Roma, alle 18.00, alla prima manifestazione contro queste “prime” leggi-canaglia di questo regime, per difendere i valori costituzionali di libertà e uguaglianza, nati dal sangue versato nella Liberazione dal nazifascismo e adesso attaccati senza precedenti.

Prima che il male diventi irreversibile.

Passate parola.

domenica 25 maggio 2008

Khorakhané


I barbari sono al governo, ma in fondo non sono che la proiezione dell’imbarbarimento della società, imbarbarimento che traspare soprattutto dall’atteggiamento (ahimé, ora tradotto in comportamento) nei confronti degli immigrati, atteggiamento bestiale e ignorante, inevitabile conseguenza della xenofobia che alberga nella maggioranza (non in senso strettamente politico), in tutte le maggioranze, intese come un tutt’uno, una massa autocompiaciuta della codificazione della propria identità omologata e omologante, che con quella stessa sottile forma di autocompiacimento, ama innalzare muri (non più oggi solo metaforici) con l’«altro», il diverso, che è poi la vera maggioranza umana, sfruttata, emarginata, dannata, offesa da una minoranza di “signori”, di potenti idioti, che si considerano “maggioranza”, quella maggioranza che ha issato la propria ignoranza a cultura e che dà il peggio di sé quando diventa potere, potere talmente insicuro e fragile, talmente odiato dalla vera maggioranza di cui parlavo sopra, che si militarizza sempre di più, che si blinda con i suoi eserciti.
Il video che ho messo su è su una delle tante minoranze che nei secoli ha subito l’oltraggio, l’insulto, lo sputo, la menzogna e la vessazione delle maggioranze, dovunque si è spostata, e cioè gli zingari, che “per la stessa ragione del viaggio”, viaggiano...; lo sfondo musicale è la canzone che Fabrizio De André ha dedicato a loro, soprattutto ai Rom, “Kkorakhané” che in lingua romanesh significa “a forza di essere vento”, in cui Faber riesce a tratteggiare, alla faccia dei tanti luoghi comuni su di loro, gli aspetti più veri della loro cultura, dal loro “essere vento” (il nomadismo), al loro “caritare”, fino a spendere infantilmente tutto il poco racimolato in canti e baldoria...
Non voglio dilungarmi oltre e voglio chiudere questo post con l’invito a vedere il video col cuore e con le parole di Bertold Brecht...

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertold Brecht - Berlino, 1932)

sabato 17 maggio 2008

Untori per ogni epoca

Le conseguenze del caso Travaglio-Schifani sono la testimonianza della famigerata abitudine a sfrugugliare nella vita privata del giornalista scomodo, quello che ha il coraggio di dare notizie, di dire la verità anche se questa potrebbe destare scandalo (scandalosa è in genere la verità...); si cerca di trovare morbosamente un neo nella sua vita per gettare fango gratuitamente sulla sua persona e quando non ci si riesce, come nel caso di Marco, si issa il “sentito dire” a notizia, fingendo di dissociarsene.

Ricorda un po’ la storia del (a mio parere) più grande intellettuale italiano, Pier Paolo Pasolini, che con lucidità straordinaria analizzava le pieghe della società borghese e in genere di quella occidentale, paventando profeticamente quello che sarebbe diventato il destino dell’uomo moderno e il ruolo prepotente che avrebbe giocato nella sua esistenza la “banalissima televisione”, il medium di massa. Pasolini non poteva essere amato dalla destra (essendo un convinto antifascista) ma era visto con imbarazzo dalla sinistra (la parte a cui era più vicino, essendo un marxista)... Quando (spesso) non si aveva argomenti per confutare i suoi ragionamenti, ci si affrettava a ricorrere al gossip, alla sua omosessualità, a vivisezionare la sua vita privata.
Non voglio paragonare Travaglio a Pasolini, ma l’accanimento mediatico e trasversale sulla sua persona, ne fa combaciare molti elementi.


P.S. Mi unisco all’appello di Daniele Martinelli, invitando i frequentatori del mio blog a inviare la seguente mail al Presidente del Senato, Renato Schifani, firmata a proprio nome e cognome, al seguente indirizzo:

schifani_r@posta.senato.it

Al Presidente del Senato Renato Schifani

Il sottoscritto cittadino elettore Le chiede se corrisponda a verità quanto affermato da Marco Travaglio nel libro: “Se li conosci li eviti” e cioè:

1) che Lei sia o sia stato socio della Società Siculabrokers unitamente a Nino Mandalà e Benny D’Agostino

2) che Lei sia stato Consulente del Comune di Villabate come esperto del Sindaco in materia Urbanistica.

Qualora lo ritenga utile od opportuno, potrà aggiungere sue eventuali valutazioni.

In assenza di Sua risposta entro 10 giorni da oggi, riterrò il suo silenzio come conferma dei fatti soprariportati e trarrò le mie valutazioni

Distinti saluti

Bonifacio Liris

mercoledì 14 maggio 2008

lunedì 12 maggio 2008

Bavaglio al Travaglio


Solo chi è al di fuori della massa informe anestetizzata dai media può rendersi conto di una consuetudine issata a regola dell’informazione:“In televisione va mandato in onda tutto, fuorché la verità!”, regola che fortunatamente conosce i suoi trasgressori, fra cui il giornalista Marco Travaglio, che non accetta questa norma e non perde occasione di scuotere il tubo catodico con semplici cronache di fatti, abilmente condite da una vena teatrale, in linea col tragicomico che racconta.

Per aver semplicemente ricordato, durante la trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, del 10 maggio, il passato del Presidente del Senato della Repubblica Italiana (!), Renato Schifani, un passato non propriamente ineccepibile, data la sua frequentazione di boss mafiosi del calibro di Nino Mandalà, (insieme col suo collega di partito, Enrico La Loggia) soci insieme in una società siciliana di brokeraggio, ecc...fatti documentati da Lirio Abbate e Gomez nel libro “I complici”, è stato trasversalmente accusato di diffamazione, dimostrando l’analfabetismo di chi non conosce il significato di tale parola; per l’ennesima volta la casta si è richiusa a riccio a difendere un suo appartenente, con l’unica eccezione del “giovanni battista” del parlamento, Antonio Di Pietro e del buon Giulietti, dello stesso partito.

L’informazione televisiva (e non) ha come sempre giocato il suo ruolo di serva della casta, sbattendo in faccia alla massa abboccante di cui sopra, le dichiarazioni di scandalo e di disappunto di questo o quel politico, inoculando indignazione non per il fatto che una persona del genere ricopra la seconda carica delle istituzioni (fra l’altro, Schifani è uno che dopo la condanna di Cuffaro a cinque anni per favoreggiamento ebbe a dichiarare «Oggi Cuffaro ha ripreso saldamente in mano il timone di una Sicilia che già è cresciuta così come i dati sul Pil e sulla disoccupazione ai minimi storici ci indicano. Dobbiamo anche riconoscere al governatore siciliano che è stato e continua ad essere l’unico garante della unità della coalizione, risultato questo che, in un sistema maggioritario, è garanzia di stabilità e quindi di quella risorsa fondamentale per lo sviluppo che è la governabilità di un territorio. Forza Italia sarà al suo fianco in questa nuova fase di governo della Regione per sostenere quella linea riformistica che è alla base del proprio credo politico» dopo la condanna di Cuffaro a 5 anni per favoreggiamento, Agi, 19 gennaio 2008 ), ma per il “terrorismo mediatico” di un giornalista che non fa altro che il suo dovere, cioè denunciare il vero e INFORMARE.

Il regime del piduista e plurimputato mafionano di Arcore è più forte di prima.

lunedì 21 aprile 2008

L'anomalo bicefalo e il Bagaglino

Mi ci è voluta una settimana per metabolizzare il risultato elettorale e per realizzare che, alla faccia dei tanti morti ammazzati, delle manifestazioni contro la criminalità organizzata, alla faccia degli appelli accorati dei familiari delle vittime, la Mafia ha vinto, grazie al suo fido servitore (“ha ragione Marcello (Dell’Utri), è stato un eroe” ha detto riferendosi al pluricondannato e omicida boss mafioso Vittorio Mangano, che fu costretto a mettere come stalliere nella sua villa di Arcore...), prossimo presidente del Consiglio di un’Italia pigra, addormentata, smemorata e sempre più prona al terrorismo mediatico del nanetto e dei suoi servi...che stanno per riprendere il lavoro lasciato a metà nel 2006, non resettato dal governo di pseudosinistra, ma addirittura legittimato dalla sua ignavia... E quindi si riparte dal rafforzamento di leggi incivili, come quella che ha depenalizzato il falso in bilancio, la Cirami, la xenofoba Bossi-Fini sull’immigrazione, la grottesca Fini-Giovanardi sulle droghe, la devastante legge 30 che ha sancito il precariato come unica condizione esistenziale dei giovani e non solo, la legge Gasparri giudicata incostituzionale, che permette a Rete4 di trasmettere abusivamente su frequenze assegnate a Europa7, il ritorno al nucleare, e via andare..., inceneritori dovunque, presentati come unica soluzione al problema dei rifiuti e al problema energetico, la storia verrà riscritta da Dell'Utri, e quella che forse sarà la prima legge vergogna del prossimo governo, quella sulle intercettazioni, che commina 5 anni di carcere e una penale sia per chi ordina le intercettazioni “indebitamente” (chi decide se sono indebite o meno?) sia per chi le esegue e una multa di 100 mila euro per chi le pubblica... Se si tiene presente che la maggior parte dei reati commessi dai parlamentari che siederanno nella prossima legislatura, sono venuti fuori grazie alle intercettazioni telefoniche, si capisce come questa legge non avrà alcun problema ad essere votata trasversalmente, (già sento il coro dei sostenitori che sventoleranno come scusa la privacy dei cittadini!)... e giù...ancora più giù nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, e ancora leggine per completare il piano massonico di cui Licio Gelli si gode il “copyright” ammirando il lavoro del piduista “testa d’asfalto”, tessera Loggia P2 1816, come ebbe a dichiarare in un’intervista a Repubblica di cinque anni fa ...

E questo grazie agli allocchi che hanno votato ancora per lui, per la sua coalizione, rintronati da 15 anni di ammaliamento televisivo e giornalistico, imbarbariti dal deserto di vera informazione, assuefatti, dal mondo patinato di veline e reality, a ogni genere di nefandezze, incapaci di produrre un minimo pensiero critico, e allora vien da dire “se lo meritano Berlusconi” se non dovessimo subirlo anche noi...

Beppe Grillo dice che “Veltroni ha fatto il miracolo...è stato lui a risuscitare Berlusconi, che era ormai ridotto ad una salma...”, col suo moderatismo, con il vecchio adagio che la demonizzazione dell’avversario non paga, con i suoi toni riconciliativi..., e, dunque, abbiamo assistito ad una campagna elettorale finta, su programmi finti, uguali per l’85%, in cui il mafionano, mentendo, com’è nella sua natura, faceva ogni genere di accuse alla sinistra, ai “comunisti”, e dall’altra parte si rispondeva “pacatamente”, “con umiltà”, con i “ma anche”, quando bastava usare il vantaggio oggettivo che non serve mentire per contrastarlo, bastava dire la verità, ma le verità nessuno gliele spiattellava in faccia, in piena coerenza, d’altronde, con i due anni di governo, in cui c’era la possibilità di cancellare e resettare lo scempio dei cinque anni precedenti, e non lo si è fatto.

L’altro dato che rilevo con amarezza è quello della Sinistra Arcobaleno, che paga sicuramente l’aver fatto parte di un governo che, nelle aspettative, ha deluso, ma che paga, come ha detto padre Zanotelli, anche la scollatura che negli ultimi anni ha aperto col mondo operaio e precario e con quello pacifista e antagonista; quindi mi auguro che da questo risultato tragga un monito a ricominciare dalla base, a urlare la propria diversità, la propria visione del mondo, alternativa a quella neoliberista, che vediamo ormai in fallimento, e che scatena le paure, la paura per la propria sicurezza personale, la paura di perdere il posto di lavoro, quelle paure su cui hanno fatto leva partiti come la Lega Nord, che ha avuto, non a caso, un risultato eccezionale, aizzando queste paure concentrandole contro l’immigrazione...

Intanto, ci toccano cinque anni in cui ne vedremo delle belle, ma, ahimé, ne vedremo di tragiche, le avvisaglie ci sono tutte, dal rinnovato appoggio a Bush, al macchiettistico incontro nella villa in Sardegna con l’amico Putin, in cui il mafionano si è riesibito, oscurando il Bagaglino, fatto arrivare apposta per allietare la serata, fino a fare il gesto di un mitra puntato contro una giornalista russa che si è permessa di fare una domanda scomoda allo zar... Sapendo la fine che ha fatto la giornalista Anna Politkovskaja, che denunciava i crimini e il genocidio in atto in Cecenia, davvero un bel colpo!

Prepariamoci alla terza era dell’anomalo bicefalo!

venerdì 11 aprile 2008

No, questa destra no!

Fino a quattro giorni fa ero deciso ad astenermi dal votare per almeno due motivi: una legge elettorale truffa, che svuota di senso democratico anche l'ultima briciola di potere rimasto al cittadino, impedendogli di esprimere la propria preferenza sul candidato che ritiene più adatto a rappresentarlo, e la delusione profonda che nutro per una sinistra, che rinnegando nei fatti la sua storia, il suo patrimonio ideale, ha fatto la fortuna dei suoi ultimi 15 anni facendo leva su un'alternativa, quella berlusconiana, sicuramente più squallida e impresentabile.

E allora, la stanchezza, la disaffezione, il rifiuto di alimentare ulteriormente l'ignavia di chi ha permesso quell'alternativa lì, mi avevano portato a non prendere neanche in considerazione il votare allle prossime elezioni. Da tempo seguo le battaglie di un comico (un comico!), Beppe Grillo, che da vent'anni fa battaglie per migliorare concretamente il livello di civiltà e di progresso vero di questo nostro paese, sia sotto il profilo ambientale che politico, condite da una denuncia efficace (grazie anche alla sua vis comica) delle storture delle amministrazioni centrale e periferiche; abbiamo formato un gruppo (Grilli Aquilani) anche a L'Aquila, fatto di persone, anagraficamente trasversali, accomunati da una disaffezione profonda per questa politica, e dalla voglia, quindi, di resettarla, per ricostruirne una vera, dal basso, che parte dalle cose concrete, dal miglioramento del nostro territorio, fino ad arrivare alla denuncia generale delle ingiustizie che si consumano quotidianamente nel nostro bel paese. Condivido nella sostanza le motivazioni di Grillo, che adduce all'invito ad astenersi da queste elezioni, fra cui soprattutto quella di finirla col votare il “meno peggio”, che è un'implicita rinuncia a volere un cambiamento vero della propria vita e della propria condizione esistenziale.

Solo che quando quattro giorni fa ho sentito il Mafionano di Arcore assecondare il suo sodale Dell'Utri, amico dei mafiosi, nel tessere le lodi del boss mafioso Vittorio Mangano, stalliere della sua villa, in cui aveva organizzato addirittura una attentato dinamitardo, “ma fatto con delicatezza” (così Berlusconi l'aveva giudicato parlandone appena dopo al telefono con l'amico Marcello), un uomo arrestato cinque volte per traffico di droga e truffa, che un vero eroe, Paolo Borsellino, morto non certamente per cause naturali, definì “testa di ponte della mafia al Nord”, ho deciso di andare a votare, per non regalare la mia astensione ad una persona così, che ne sarebbe certamente felice. Questa è l'ennesima riprova dell'impresentabilità di un siffatto soggetto, allergico alla verità e alla democrazia, a cui mezza Italia si è assuefatta, anestetizzata dalle sue televisioni fondate sul nonpensiero e sull'acriticità più pelosa, e di cui all'estero si meravigliano di come non ci sia una legge civile che ne impedisca la candidatura.

Allora, non per convinzione, ma, ancora una volta turandomi il naso, non voterò “per”, ma “contro” una destra così comicamente pericolosa.

martedì 8 aprile 2008

Sognare la realtà


Si sente...è nell’aria...si percepisce in ogni battuta, in ogni lamento biascicato, in ogni imprecazione...dai discorsi da bar a quelli in ufficio, dall’operaio che suda il suo salario (il più basso dei paesi europei) al precario operatore di call center che taglia una smorfia di sorriso al telefono (che se potesse strozzerebbe per i nervi chi sta all’altra parte),...il livello di sopportazione è ormai superato. La scollatura tra il paese reale, fatto di sudore, mafia, impossibilità di arrivare dignitosamente alla fine del mese e quello reality, dei partiti, patinato e formato minuto per minuto dalle televisioni, è abissale.

E questo si evince anche da uno degli ultimi sondaggi Eurispes: solo il 14% degli italiani ha fiducia nei partiti; se si tiene conto poi che questa percentuale comprende i vari affiliati, tesserati, mogli, cani, porci...capiamo che è davvero un’inezia. Mi si potrebbe obiettare “sì, ma sembra che voti più del 14%!...”; d’accordo!, ma è ormai un voto stanco, un voto triste, un voto rassegnato, spesso (specie nel sud, ma non solo!) un voto di scambio, intercettato dalle varie mafie, un voto imposto da una classe politica con le sue grancasse televisive, che lo fa percepire ancora come un dovere irrinunciabile di un cittadino di buona volontà; ma l’«ottimismo della volontà», di gramsciana memoria, mi fa intravedere dalla crepa evidente che si è formata, una luce, una nuova coscienza civile che rinasce dalle ceneri di un incendio doloso, appiccato dalla rabbia, dallo sfogo di chi vuole resistere e liberarsi.

Il primo passo il popolo lo sta già facendo, spegnendo la televisione, che continua a perdere sempre più ascolti, perché ne avverte la morbosa ripetitività, i suoi culi, tette, su cui fonda la pubblicità e quindi la possibilità di stare in piedi, le sue fattorie, le sue isole, i suoi grandifratelli, le penose buonedomeniche, l’insopportabile ronzio della vespa che sguazza sulla merda che propina porta a porta ogni giorno, il tappetino mentana, il gossip di pseudotg che per il novanta percento dei loro minuti lumacheggiano ossequio ai politici di turno, dal mafionano di Arcore al das veltroniano, ai vari fini, casini, i fucili fallici di bossi...

Il loro potere sul popolo sta scemando, continueranno a rinnovare le vesti, a camuffarsi sotto vari simboli, ma sono stanati, rimarranno a parlarsi addosso, denudati dai loro sudditi, che non li seguiranno più.Per ora, ancora per pochi anni, si andrà a votare per scegliere da chi essere presi in giro, comandati, e umiliati, ma sta per abbattersi su di loro un uragano di proporzioni enormi, che li coglierà impreparati e a bocca aperta.

P.S. il “pessimismo della ragione” mi fa alzare gli occhi al cielo e mi fa dire “spero di non sbagliarmi!”

giovedì 20 marzo 2008

Urliamo l'indignazione!


La Cina sta massacrando un popolo, per colonizzare una terra, cancellare identità millenarie devastandone la cultura e le credenze. Il “civilizzato” e “democratico” occidente tace, i suoi giornali relegando la situazione a occhielli, sostanzialmente tacciono, qualche “coraggioso”(?) invita la Cina a “non calcare brutalmente la mano col Tibet”...certo “non sta bene...”, “non si fa...”. Un silenzio assordante che rende tutti conniventi, tutti i leader del mondo democratico, che si appresta a partecipare alle prossime Olimpiadi, invece di boicottarle, tutti infangati nella stessa codardia, la stessa che ha portato recentemente il nostro governo e Ratzinger a non incontrare il Dalai Lama. Quando mi capita di parlare con ferventi cattolici, anche con persone apparentemente ragionevoli, rimango basito e avvilito dal constatare che non c’è nessuno che si indigna per il silenzio del “pastore tedesco” (l’ultima domenica neanche un accenno!!!e le paroline di ieri arrivano troppo in ritardo e sotto sollecitazione...), che quando si tratta, invece, di ingerire e ostacolare la libertà civile dei cittadini, anche nell’intimità del proprio dolore, abbaia, hai voglia se abbaia!, e sputa le sue velenose sentenze. Sappiamo le ragioni di questo silenzio, non fatichiamo a riscontrarle nelle trattative tra Vaticano e Cina, lo spaccio di vescovi, per sottrarli l’uno all’altro e farli tornare nel proprio ovile. Ma, ripeto, tutto ciò avvilisce per il silenzio e la mancanza di indignazione che lo circonda, ormai si digerisce tutto e tutto l’assurdo, a poco a poco, diventa normalità, anche un politico che dice “Sì, è fascista, è un condannato, ma è un editore e ci serve per vincere...”...ma questa è un’altra storia...

sabato 8 marzo 2008

Apocalisse benedetta


Si fa un gran parlare in questo periodo dei danni che questo sistema economico mondiale, neoliberista e globalizzato, sta arrecando all’equilibrio planetario, danni che, se prima erano riservati solo al “Sud del mondo”, ai paesi in via di sviluppo, spremuti nelle risorse dal “Nord”, ora riguardano anche il nostro Occidente, a rischio recessione, dove si diventa sempre più schiavi, in una logica di consumo e competizione; questa schiavitù la vediamo soprattutto nel lavoro, lavoro sempre più precario e precarizzante, insicuro anche e sempre di più sotto il profilo dell’incolumità fisica, in barba a tutte le leggi e soprattutto in barba alla Costituzione...

A questo punto (e non m’importa di suscitare un po’ di scandalo) è auspicabile una recessione di enormi proporzioni, che “resetti” tutto il sistema e i suoi valori-base. Solo allora, forse, per i superstiti, sarà possibile ricostruire o, meglio, costruire un homo novus, che vivrà con altri paradigmi, abbandonando l’idea che tutto si debba alienare nell’economia (qui, ahimé, pur nelle sue lucide analisi, sbagliò anche Marx, ritenendo “sovrastruttura” tutto ciò che è al di fuori dell’economia) nel senso che anteporrà il suo “essere uomo”, uguale in dignità a tutti gli altri uomini, al meccanismo produttivo e alla connessa corsa sfrenata a capitalizzare tutto, e, finalmente ri-fonderà i suoi rapporti sul “dono”, sulla “solidarietà” e sulla “coopoerazione”.

Capisco quanto tutto questo possa apparire un’utopia, ma, credetemi, è molto meno irrealizzabile di quanto possa sembrare.

mercoledì 13 febbraio 2008

Stop the world!


Per quanto mi sforzi non riesco a cogliere il senso della corsa sfrenata dell’uomo moderno, la voglia di raggiungere obiettivi di falso progresso, e, una volta raggiunti, fissarne di nuovi e sempre più lontani, condannandosi in fin dei conti ad un eterno inappagamento, sapendo che la vera felicità e la vera pace interiore derivano dal punto di equilibrio tra l’avere e l’essere, appagandosi della propria natura e dei propri limiti. Così si spiega l’apparentemente inspiegabile frustrazione e infelicità delle persone che ci sembrano “arrivate”, “di successo”, “ricche”,...psicologicamente sempre più in basso rispetto a obiettivi materiali che morbosamente si pongono.

Quindi, questa condizione d’infelicità appartiene a tutti gli uomini, appartenenti soprattutto al mondo occidentale, “evoluto”(?), ed è su questa perenne insoddisfazione che le multinazionali fondano la loro economia e, quindi, la loro fortuna, stimolando ulteriormente il bisogno del nuovo e superfluo, con pubblicità martellanti che hanno creato e creano soggetti bulimici e infelici, perché incapaci, nel parossistico dinamismo di questa parte di mondo, di stare dietro ai bisogni indotti, fatti diventare essenziali, laddove essenziali non sono.

Allora ecco che aumentano i suicidi, l’uso di psicofarmaci, depressioni, consumo di alcolici e droghe, o per tentare di stare al passo in questo forzato dinamismo o perché non ci si riesce...e chi non va in tilt rimane nello stato di semplici oggetti-da-consumo-e-consumatori, a cui, a scadenze più o meno limitate, si dà l’illusione di contare con finte elezioni, con cui perpetuare e corroborare il potere e il suo habitat.

Frena gente, frena!!! il precipiziooo!

martedì 29 gennaio 2008

RICORDANDO PINELLI a cura di G.L.G. per conto del blog



dal blog "Ripensare Marx"

Il 15 dicembre 1969 l’anarchico Giuseppe Pinelli cadde dalla finestra della Questura di Milano e morì circa due ore dopo. Ricordandolo, anche a nome e per conto dell’intero blog, non è mia intenzione rinfocolare le polemiche e i sospetti – giustificate le une e gli altri – di quegli anni ormai lontani. Richiamo alla memoria solo pochi fatti, non soggetti ad ipotesi ed illazioni, che credo ormai incisi nella memoria di coloro che non sopportano lo spirito di prevaricazione e l’ipocrisia dei dominanti. Pinelli fu arrestato immediatamente dopo la strage di Piazza Fontana (venerdì 12 dicembre), in seguito alla montatura costruita attorno a quell’episodio contro Valpreda e altri anarchici.

A quell’epoca, il fermo di polizia era di 48 ore, dopo di che si doveva o essere liberati o essere in prigione. Pinelli era ancora in Questura oltre il limite legalmente consentito. La prima versione ufficiale fu: suicidio. Si riferì anche una sua frase che poteva far pensare alla scelta di togliersi la vita perché ormai scoperto. Poiché dopo un bel po’ di tempo (e di galera) – e solo perché a quell’epoca funzionava piuttosto bene la controinformazione – Valpreda e gli anarchici vennero totalmente sollevati da ogni sospetto per il suddetto attentato, la versione ufficiale di suicidio (con presunta frase rivelatrice di colpevolezza) risultò essere puramente infamante nei confronti dell’innocente Pinelli. Vi fu un’inchiesta, poi un processo che terminò (nel 1975) con la nuova versione del “malore attivo”. A causa dello stress – dovuto comunque alla lunghezza e pesantezza dell’interrogatorio – l’anarchico si sarebbe sentito male e, invece di accasciarsi al suolo, avrebbe spiccato un “involontario balzo” fuori dalla finestra (???).

Comunque, come ho sopra detto, intendo qui soltanto ricordare Pinelli, perché in questi ultimi anni altri personaggi, implicati in quella vicenda, sono stati diffusamente nominati, incensati, elevati ad eroi e perfino a martiri; del povero Pinelli non ho sentito una parola (spero solo che mi sia sfuggita, e che invece ne siano state pronunciate molte). Non lo tratto da eroe né da martire poiché, come diceva Brecht, “povero quel popolo che ha bisogno di eroi”. E poi avverto nausea appena odo le ridondanti commemorazioni di questo o di quello, sia da destra che da sinistra, debordanti melassa ipocrita e un gigantesco cattivo gusto, unito a fiumi di stupidità. Desidero semplicemente esprimere riconoscenza verso un uomo semplice e comune, simile agli altri, che tuttavia non aveva simpatia per i potenti, che protestava di fronte alle ingiustizie e all’oppressione. Per questo, senza tanta retorica, lo voglio ricordare e indicare comunque quale paradigma della migliore umanità, quella che non accetta prepotenze e sopraffazioni: né su di sé né sui propri simili.

Con involontaria vena profetica, Pinelli predispose che, alla sua morte, venissero incisi sulla sua lapide i versi di una stupenda poesia tratta da Spoon River di Edgar Lee Masters, che parla dell’uccisione degli anarchici [l’11 dicembre 1887 quattro dei cinque condannati a morte (il quinto si suicidò in cella il giorno precedente l’esecuzione) furono impiccati e morirono soffocando lentamente] ingiustamente accusati dell’eccidio di Haymarket Square (a Chicago) il 4 maggio 1886 [il primo maggio (divenuto poi la Festa dei Lavoratori, in ricordo di quel giorno) fu iniziato uno sciopero per chiedere la giornata lavorativa di “sole” otto ore. Il 3 maggio, di fronte alla fabbrica di mietitrici McCormick, la polizia sparò sugli scioperanti uccidendone due e ferendone molti. Fu quindi indetta una manifestazione ad Haymarket Square il giorno dopo. Tutto sembrava più che tranquillo, quando la polizia intimò di sgombrare e iniziò a marciare a ranghi serrati per attuare l’ordine. Partì un ordigno, il cui lancio non fu possibile ascrivere a nessuno in particolare, che uccise 11 persone più un poliziotto; altri sette, rimasti feriti, morirono nei giorni successivi. Da qui l’indegno e puramente persecutorio processo agli organizzatori della manifestazione, le varie condanne a morte (più pene detentive) pronunciate, ecc.].

E’ una poesia che va dedicata a tutti gli uomini come quelli di Chicago, come Pinelli, come chiunque si senta rivoltare lo stomaco di fronte ad una società simile alla nostra, in cui – cito solo un esempio, non rilevante, ma è il più recente che mi abbia fatto toccare con mano quanta meschinità e bassezza d’animo esista in questa società – ancora centinaia di misere persone imbecilli vanno ad applaudire i vip, che entrano alla “prima” della Scala con agghiaccianti sorrisi stampati sui volti, simili a “maschere di cera” testimoni indifferenti di grandi e piccoli misfatti. Gli sciocchi, fuori al freddo da ore, applaudono i loro oppressori, quelli che li stanno facendo regredire sia economicamente che come cervello.

A Pinelli e a tutti quelli che combattono i potenti, gli oppressori, i “grandi personaggi” (politici, militari, della stampa e dello spettacolo, finanzieri, ecc.), sono dedicati questi versi, la cui lettura non può non commuovere chi resta al di qua della linea di demarcazione tra senso di umanità e il più sconfinato e arido deserto dei sentimenti.

Epitaffio di Carl Hamblin

La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,

e io incatramato e impiumato,

per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono impiccati a Chicago:

“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati

ritta sui gradini di un tempio marmoreo.

Una gran folla le passava dinanzi,

alzando al suo volto il volto implorante.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandiva questa spada,

colpendo ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.

Nella destra teneva una bilancia;

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da coloro che schivavano i colpi di spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

‘Non guarda in faccia a nessuno’.

Poi un giovane col berretto rosso

balzò al suo fianco e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose

sulle palpebre marce;

le pupille bruciate da un muco latteo;

la follia di un’anima morente

le era scritta sul volto.

Ma la folla vide perché portava la benda”.

Un grazie a Pinelli e a tutti quelli come lui, morti (non per loro scelta) con la speranza di cambiare questo “porco mondo”. Noi ce ne ricorderemo e trasmetteremo la loro memoria per quanto è nelle nostre possibilità.

mercoledì 16 gennaio 2008

Dio li fa e poi....

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E' stato vergognoso e nauseante vedere tutti i nostri dipendenti del Parlamento applaudire il suo vittimismo.
VAFFANCULO

venerdì 4 gennaio 2008

Ha ancora senso?


Diceva Fabrizio De André in un’intervista: “L’anarchia è il modo più puro di essere di sinistra”, io aggiungo “soprattutto oggi” che le categorie “destra” e “sinistra” non hanno più senso dal momento che vanno sempre più assomigliandosi, con la conseguenza che l’alternanza non modifica lo status quo ante, e riduce a concentrare la massima rivendicazione identitaria alla vigilia delle elezioni, quando si recita il rimpallo delle accuse e ciascuna parte esalta gli errori e le deficienze della parte avversaria rielaborando ad arte, più o meno consapevolmente, la vergogna dei propri limiti. Questa recita, coadiuvata nei fondamenti dalle grancasse televisive e dei media in generale, serve per riesacerbare gli animi, nel frattempo abilmente anestetizzati, per riarroccarsi sulle preconcette posizioni e per tornare a votare, più o meno in apnea, perpetuando così la struttura del potere.

A una persona attenta di sinistra, che ha (o almeno dovrebbe avere) a cuore determinati valori come la giustizia sociale, la solidarietà, l’attenzione per l’ambiente, non può sfuggire il paradosso nascosto in tutto ciò... i rappresentanti, i politici di questa sinistra, pur operando continuamente in contraddizione con i propri storici valori fondanti, continuano a essere votati, come se ciò fosse la cosa più normale, legittimando così il loro modus operandi. Qua entrano in gioco sicuramente tantissimi aspetti, anche e soprattutto sociologici, come il senso di appartenenza comunitario molto forte dell’elettore di sinistra, che stemperato ormai l’attaccamento ai valori fondanti della dottrina storica (il marxismo), dovuto all’accettazione graduale del modernismo nelle sue coordinate capitalistiche, ha sedimentato nei decenni una fiducia incrollabile nel Partito, ha alienato la sua freschezza ideale, tanto virtuosa nella prima metà del secolo scorso, nel grigiore di una struttura piramidale, ingoiando cammelli come lo stalinismo, la violenza del regime cinese e, in buona sostanza, la contraddizione che dicevo prima.
Questa alienazione è stata introiettata e si spiega dunque il paradosso.

E allora lo scandalo per una guerra, la mafia, l’odio verso lo straniero col pretesto della sicurezza, la forbice tra ricchi e poveri sempre più ampia, l’inquinamento crescente, viene subito metabolizzato dalla maggior parte. Tuttavia è in aumento l’anti-malapolitica, di cui l’espressione più forte è il movimento (al quale sono fiero di appartenere) nato grazie a Beppe Grillo, che se ne è fatto detonatore e catalizzatore, sono ragazzi e non, decisi a riprendersi il futuro dalle mani di cariatidi che lo progettano sapendo che non lo vedranno mai, e hanno ripreso il vessillo di battaglie oggi più che mai necessarie, contro la speculazione edilizia, l’inquinamento, per la pace, per il risparmio energetico, per una giustizia certa, contro un’informazione trasversalmente asservita al potere, per le libertà civili fondamentali (fecondazione assistita, contro l’equiparazione droghe leggere -droghe pesanti, eutanasia,...),... e, soprattutto, per la rimozione di tutti gli ostacoli alla conoscenza, che è la vera chiave della libertà personale...

Per quanto mi riguarda, questo oggi significa essere di sinistra.

mercoledì 19 dicembre 2007

"Dalai Lama? Chi è costui?"

Sono talmente assurde le cose che stanno accadendo in questo periodo che mi capita che le parole e i commenti non riescono a contenere l’indignazione.

Fra le tante, quella che più mi ha sconfortato e indignato è il rifiuto del Governo (?) e della chiesa di incontrare ufficialmente il Dalai Lama, capo spirituale nonché temporale dei tibetani, un popolo torturato da decenni dalla Cina che vorrebbe distruggerlo, un popolo che con fierezza ha pagato e sta pagando anche col sangue la sua resistenza, come quella dei cugini monaci birmani contro una sanguinaria dittatura. E’ stato un rifiuto di cui mi sono vergognato e sentito piccolo come italiano, soprattutto davanti al sorriso di quest’uomo, che parlando di sé dice “la mia parte buddista appaga la mia parte marxista”, che viaggia parlando della sua storia, cercando di insegnare che la vera gioia è nella pace, nel rifiuto del potere a tutti i costi, nel rispetto di tutte le opinioni e di tutti i culti, nell’accoglienza, nell’incontro con l’altro da sé, valore aggiunto proprio per la sua diversità.

Quest’uomo ha avuto l’ennesimo smacco. Il Governo ha giustificato il rifiuto per "ragioni di Stato", i rapporti sempre in aumento che l’Italia ha ormai con la Cina e il suo capitale, giudicando inopportuna l’ufficialità di un incontro con le istituzioni; la Chiesa per i suoi affari e mercanteggio di vescovi, che quanto a spiritualità e saggezza dovrebbe inchinarsi a quest’uomo con tutti i suoi templi, le sue banche e le sue varie associazioni massoniche.

Ma lo vediamo, siamo scivolati in un nuovo e più becero oscurantismo, dove il potere temporale e quello spirituale sono confusi in unico pensiero dominante, che in barba alle stesse leggi permette che il Palazzo sia, ormai interamente, soggetto alla Chiesa, dove non si può più emanare nulla se prima non passa attraverso il filtro razzista, bigotto e omofobico (un’omofobia che mi piace considerare più in chiave pscicanalitica, cioè come il comportamento di chi per non essere considerato omosessuale, si scaglia contro tutto ciò che riguarda l’omosessualità), impedendo di approvare norme di civiltà come quella sui (ex)pacs, la fecondazione assistita, nel gongolio diabolico di Papa Razzi (come lo chiamerebbe Luttazzi), impegnato a ribadire il valore della castità (tutto storico, sicuramente non religioso) di un uomo di chiesa e il ritorno alla messa in latino, sputando e calpestando l’insegnamento di quel Gesù Cristo, a cui oggi è sicuramente più assimilabile il “rifiutato” Dalai Lama e tutti quei preti “di strada”, come Don Ciotti, Don Gallo, padre Zanotelli, che mettono davvero in pratica il suo Vangelo, criticando la chiusura e, in genere, la deriva integralista della Chiesa, simmetrica a quella islamica, paventandone un pericolo per il mondo intero.

Personalmente mi inchino alla grandezza di questi uomini e di tutti quelli che con coraggio dedicano se stessi alla causa degli ultimi, promuovendo veri valori, quelli, cioè, che non confliggono con la vera vita dell’uomo e con la sua libertà, anzi, la esaltano, senza scadere nella falsa solidarietà e nella pelosa e buonista verbosità di sepolcri imbiancati.

domenica 9 dicembre 2007

E’ ORA DI FINIRLA!


Quello che è successo all'acciaieria ThyssenKrupp, nella moderna e civile Torino, va ad alimentare una strage silenziosa, di una media di 4 morti al giorno, lavoratori, giovani per lo più, che lasciano moglie e figli, perché? Per lavorare.
Il lavoro, che da millenni costituisce il fulcro della vita di un uomo, l’ambito in cui si acquista maggiore dignità, il mezzo con cui vivere e crescere la propria prole, ogni anno che passa fa sempre più rima con schiavitù e con morte, l’altro momento dell’esistenza umana che dovrebbe essere quanto di più distante concettualmente dal lavoro.

Oggi, mentre scrivo, spinto dal sopirsi di indignazioni generali, vomitate in un microfono, solo per tornare con il vestito pulito all’indifferenza e quindi alla connivenza di tutti i giorni, sono incazzato, davvero incazzato. E’ snervante questo silenzio delle istituzioni, questa “normalizzazione” che, attraverso i media, specie la televisione, confonde tutto in un calderone di cronache, dichiarazioni trasversali mielose quanto sfacciatamente false, e dopo qualche giorno ci riporta tutti nell’indifferenza, nel riperpetuare le stesse condizioni che provocano quelle morti, mentre il buon Montezemolo si indigna per l’assenteismo nei luoghi pubblici. Perché non fa un’indagine su quante industrie, fabbriche rispettano la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro?

Ma qui la legge non si fa rispettare. Chi non rispetta le norme non rischia nulla...

Rispettare le norme costa, costa troppo, le aziende non possono permettersi di diminuire il profitto, il profitto va massimizzato, “Ma così un operaio rischia troppo!”, “Chi se ne frega!” e la mattanza continua, l’imprenditore si prende una tiratina d’orecchie, non rischia nulla, neanche mezza giornata di carcere, l’azienda non chiude, anzi “Adesso, finite le lacrime, a lavoro!”, il progetto parla di un trasferimento in Germania, “Ma prima spremiamo ancora questi schiavi italiani, che qui lo possiamo fare, fino all’ultima goccia di sudore, anche di sangue perché no?!”... e adesso...

PUBBLICITA’!

domenica 2 dicembre 2007

Non è tutto perduto


Davvero una bella serata...

Giovedì 29 novembre, sono rimasti incollati più di 12 milioni di persone davanti a Roberto Benigni che, dopo tanta monnezza che ci sbatte in faccia “Raiset” quotidianamente, ha riportato la cultura in prima serata, una cultura non solo in senso stretto per la lettura di Dante, ma per come è riuscito attraverso Dante a parlare dell’amore, in tutte le sue forme, amore tra un uomo e una donna, amore omosessuale, amore per l’Italia, amore per la bellezza, amore per la democrazia, nel suo significato più alto... L’ha fatto con una abilità eccelsa, sferzante e divertente quando si è baloccato con la commedia dei politici nostrani, ponendo l’accento sullo psiconano e il ridicolo e volgare squadrismo borgataro dei vari Storace & C..., sul viscido Mastella, il lumacoso Bondi, il mefistofelico La Russa, lo schifoso Schifani, il debordante Ferrara, e giù giù fino a Calderoli, Borghezio,... (“vederli tutti insieme con Vespa a una puntata di Porta a Porta sembra di vedere una puntata di Star Trek!”); poi, risalendo, come Dante, dall’Inferno del panorama politico e televisivo attuale, attraversando le varie calciopoli, vallettopoli, passa a tessere le lodi dell’eroismo dei nuovi movimenti di giovani, nati per contrastare le mafie, tutte le mafie,...ci porta al vero Paradiso, la lectura del versi del V Canto dell’Inferno, facendoci commuovere fino alle lacrime, con la storia di Paolo e Francesca, storia di un amore universale, adulterino, ma di vero amore che continua anche all’Inferno, che supera ogni dimensione...

(“...amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona...”
)....

Beh...possiamo ben dire che tutta quella gente incollata alla tv ci fa sperare che il bisogno di una televisione più alta è diffuso e che, malgrado tutto, c’è ancora la possibilità di farla!