Sono talmente assurde le cose che stanno accadendo in questo periodo che mi capita che le parole e i commenti non riescono a contenere l’indignazione.
Fra le tante, quella che più mi ha sconfortato e indignato è il rifiuto del Governo (?) e della chiesa di incontrare ufficialmente il Dalai Lama, capo spirituale nonché temporale dei tibetani, un popolo torturato da decenni dalla Cina che vorrebbe distruggerlo, un popolo che con fierezza ha pagato e sta pagando anche col sangue la sua resistenza, come quella dei cugini monaci birmani contro una sanguinaria dittatura. E’ stato un rifiuto di cui mi sono vergognato e sentito piccolo come italiano, soprattutto davanti al sorriso di quest’uomo, che parlando di sé dice “la mia parte buddista appaga la mia parte marxista”, che viaggia parlando della sua storia, cercando di insegnare che la vera gioia è nella pace, nel rifiuto del potere a tutti i costi, nel rispetto di tutte le opinioni e di tutti i culti, nell’accoglienza, nell’incontro con l’altro da sé, valore aggiunto proprio per la sua diversità.
Quest’uomo ha avuto l’ennesimo smacco. Il Governo ha giustificato il rifiuto per "ragioni di Stato", i rapporti sempre in aumento che l’Italia ha ormai con
Ma lo vediamo, siamo scivolati in un nuovo e più becero oscurantismo, dove il potere temporale e quello spirituale sono confusi in unico pensiero dominante, che in barba alle stesse leggi permette che il Palazzo sia, ormai interamente, soggetto alla Chiesa, dove non si può più emanare nulla se prima non passa attraverso il filtro razzista, bigotto e omofobico (un’omofobia che mi piace considerare più in chiave pscicanalitica, cioè come il comportamento di chi per non essere considerato omosessuale, si scaglia contro tutto ciò che riguarda l’omosessualità), impedendo di approvare norme di civiltà come quella sui (ex)pacs, la fecondazione assistita, nel gongolio diabolico di Papa Razzi (come lo chiamerebbe Luttazzi), impegnato a ribadire il valore della castità (tutto storico, sicuramente non religioso) di un uomo di chiesa e il ritorno alla messa in latino, sputando e calpestando l’insegnamento di quel Gesù Cristo, a cui oggi è sicuramente più assimilabile il “rifiutato” Dalai Lama e tutti quei preti “di strada”, come Don Ciotti, Don Gallo, padre Zanotelli, che mettono davvero in pratica il suo Vangelo, criticando la chiusura e, in genere, la deriva integralista della Chiesa, simmetrica a quella islamica, paventandone un pericolo per il mondo intero.
Personalmente mi inchino alla grandezza di questi uomini e di tutti quelli che con coraggio dedicano se stessi alla causa degli ultimi, promuovendo veri valori, quelli, cioè, che non confliggono con la vera vita dell’uomo e con la sua libertà, anzi, la esaltano, senza scadere nella falsa solidarietà e nella pelosa e buonista verbosità di sepolcri imbiancati.